Decostruire litanie, svelare miti: nuovi futuri per il benessere organizzativo

Il futuro è una materia che coltiviamo con curiosità e rispetto (come dimostra anche l’esperienza di Futuribili). Non per prevederlo,  ma perché sentiamo il bisogno di anticipare domande, riconoscere segnali, allargare lo sguardo. È in questa prospettiva che accogliamo con gratitudine il lavoro di ricerca che raccontiamo in questo articolo: una tesi di Master che nasce da un percorso autonomo e rigoroso, sviluppato da una persona che fa parte da anni del nostro team, e che ha preso DOF come caso studio.

La tesi è stata realizzata da Patrizia Daneluzzo all’interno dell’XI edizione del Master di secondo livello in Previsione Sociale dell’Università di Trento e ha un titolo suggestivo: Da organizzazioni a villaggi. Il benessere al lavoro tra litanie, archetipi e tabù.

Un lavoro che intreccia teorie e pratiche dei futures studies con un’esplorazione concreta del nostro approccio al benessere organizzativo. Per noi è stato stimolante farne parte, metterci in gioco in una giornata di lavoro dedicata e scoprire come i nostri strumenti, in particolare The Village, possano generare nuovi significati se osservati da altre prospettive.


Il futuro del benessere organizzativo: uno sguardo attraverso la lente della previsione sociale

La domanda di fondo che ha guidato la ricerca è semplice e potente: come dovranno essere le organizzazioni nel 2040 per promuovere il benessere delle persone che ci lavorano? Per affrontarla, Patrizia ha costruito un percorso metodologico articolato, che si è sviluppato in tre tappe principali: una fase di horizon scanning per mappare i fenomeni emergenti e i segnali deboli; una serie di interviste strategiche a esperti di risorse umane e organizzazione, in ambito pubblico e privato; e, infine, un esercizio di Analisi Causale Stratificata (CLA), uno degli strumenti più affascinanti e profondi dei Futures Studies.

Il tutto si è intrecciato con una giornata di confronto e riflessione condivisa con il team DOF, durante la quale abbiamo messo alla prova The Village, il nostro mazzo di carte archetipiche, come strumento per esplorare i possibili futuri delle competenze nei contesti organizzativi.

Oltre la superficie: litanie, miti, tabù

La CLA ha un potere particolare: ci invita a scendere in profondità, sotto la superficie delle narrazioni dominanti. A partire da quello che ci diciamo (spesso senza accorgercene) quando parliamo di lavoro e benessere. Sono le cosiddette litanie: frasi fatte, slogan, diagnosi standardizzate. “Siamo tutti stressati”, “serve più equilibrio vita-lavoro”, “mancano i talenti”, “bisogna lavorare su engagement e motivazione”. Espressioni che sembrano descrivere la realtà, ma che in realtà la semplificano, la irrigidiscono, e spesso la nascondono.

La CLA non si ferma lì. Scava fino a individuare i miti fondativi ovvero le metafore profonde che strutturano la nostra visione del mondo. Nel nostro caso, ne abbiamo individuate due: il mito del Superuomo, che regge tutto da solo, e quello del Pifferaio magico, che incanta e guida senza confronto. Due figure archetipiche che, pur nella loro potenza, rischiano di alimentare modelli di leadership solitaria, narcisista, onnipotente, ingannevole. Solo facendo emergere questi miti possiamo iniziare a interrogarli, a decostruirli, a immaginarne di nuovi.
Un altro passaggio significativo della ricerca è stato l’identificazione dei tabù che caratterizzano i sistemi organizzativi. Tabù come ciò di cui non si può parlare: la fragilità, la solitudine, il fallimento, la perdita di senso. Elementi che però esistono, che agiscono in profondità, e che, se ignorati, finiscono per generare disfunzioni. Dare loro voce, riconoscerli, è un atto trasformativo.

Il contributo di The Village: nuovi archetipi per nuovi futuri

In questa indagine sul futuro del benessere al lavoro, The Village è stato utilizzato come strumento di esplorazione archetipica. Le carte hanno offerto un linguaggio profondo ma accessibile per osservare le dinamiche dei gruppi, i talenti in gioco, le lacune da colmare, le energie da attivare di fronte ai possibili futuri.

È emerso un quadro ricco e complesso: la figura dello Sciamano, capace di evocare futuri e visioni, si è rivelata centrale. Così come il Guerriero, il Costruttore, il Tessitore. Figure che non rappresentano solo ruoli o competenze, ma modi di stare nel mondo. Il lavoro con The Village ha permesso di immaginare una comunità organizzativa del futuro in cui i talenti si attivano in modo distribuito, in cui la leadership è condivisa, in cui il benessere è un esito collettivo e non un benefit aziendale.

Una visione che interroga anche noi

Il valore di questa tesi non sta solo nell’oggetto studiato, ma nello sguardo che restituisce. Attraverso l’applicazione di metodi di futuro, ci ha aiutato a rileggere pratiche, strumenti e credenze che ci abitano. Ci ha sfidati a mettere in discussione le nostre stesse litanie, ad ascoltare i nostri tabù, a immaginare miti più generativi. Ci ha ricordato che non esiste un modello “giusto” di benessere, ma che ogni organizzazione può e deve coltivare le proprie condizioni di fioritura.

Per noi, è stata anche la conferma che fare ricerca dal vivo, dentro le organizzazioni, con i piedi nella pratica e lo sguardo rivolto al futuro, è uno dei modi migliori per rimanere fedeli a chi siamo.

Grazie alla nostra collega Patrizia, che ha reso possibile questo percorso, con la sua visione e il suo rigore.

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